Performative exercises

E  X  E  R  C  I  S  E  S

esercitazioni fotografiche isprirate a “Scuola elementare del teatro – Tadeusz Kantor”

Il progetto consiste in una serie di esercitazioni fotografiche ispirate alle ‘lezioni milanesi’ del regista Tadeusz Kantor.

Le foto rappresentano uno studio del mestiere dell’attore, del suo rapportarsi con lo spazio, con il pubblico, con le luci e con gli oggetti.

Esse fanno riferimento alle definizioni di astrattismo, costruttivismo e surrealismo date da Kantor: tutto ciò che è in scena è posizionato secondo linee geometriche definite e gli oggetti non sono più accessori di scena ma concetti, elementi performativi tanto quanto le figure umane.

La tensione e la drammaticità dello spazio scenico cambiano a seconda delle distanze e dei rapporti tra personaggio-oggetto-spazio-luce, anche il semplice ripetersi delle azioni stimola una riflessione.

Non è più una mera rappresentazione di un tema, la scena diventa opera unica, un’opera d’arte: tutto all’interno di una luce che si rende “sistema autonomo” creando “effettualità inattese”.

«Bisogna mostrare in maniera scenica e non visuale l’atto» (cit. T. Kantor) .

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«La realtà era più forte. Altrettanto impotente fu ogni idealizzazione, impotente divenne l’opera d’arte, […] avevamo ancora forza sufficiente per afferrare ciò che era sottomano, l’oggetto reale, e proclamarlo opera d’arte!! L’oggetto misero, povero, […] spogliato della sua funzione vitale protettiva, nudo, disinteressato, artistico!»

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«L’oggetto acquistò una funzione storica, filosofica, artistica! Sulla scena smise di essere un accessorio, divenne un concorrente dell’attore.»

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«Le figure umane non eseguono nessuna funzione di tipo pratico. Non agiscono per motivi psicologici o emozionali. Appartengono quindi al sistema astratto. […]
La ripetizione costringe alla riflessione, all’interpretazione drammatica.»
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 «Quando la linea retta si avvicina al cerchio, aumente la drammaticità. Quando lo supera e si allontana: il pericolo è stato sventato. La ripetizione ci suggerisce l’idea dell’infinito, l’idea della nostra vita rispetto all’infinito, dell’avvicinarsi di qualcosa e del passare e scomparire…»

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«L’oggetto immobile costituisce un sacrum. Non si può toccarlo. Non consente trasgressioni. Oggetto inaccessibile alla mente umana. Oggetto estraneo alla mente umana. Vi è in quell’estraneità l’idea del dramma.»

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«Può darsi che l’astrazione sia la concezione dell’oggetto in un altro mondo che esiste e il cui presentimento ci dà l’arte.»

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«Mi affascina l’idea e l’ipotesi – forse mistica o utopistica – che in ogni opera d’arte esista una sorta di ur-materie indipendente dall’artista, che si forma da sola e nella quale dimorano tutte le possibili infinite varianti della vita. […] Questa ur-materie è lo spazio! Lo spazio che non ha punto di partenza nè limite.»

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«Figure, oggetti, diventano funzioni dello spazio e delle sue peripezie… lo spazio non è un contenitore passivo, nel quale collochiamo oggetti, forme… Lo spazio stesso è l’oggetto (della creazione). Quello principale, per giunta! Lo spazio carico di energia.»

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«Lo spazio che si contrae e di distende. Sono proprio quei movimenti a pasmare le forme e gli oggetti. è lo spazio che genera le forme! Lo spazio determina i rapporti tra le forme e la loro tensione. La tensione è l’attore principale dello spazio.»

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«Movimenti di caduta e di elevazione. Movimenti di scostamento ai lati, fino alla sparizione. Movimenti di avvicinamento e di allontanamento. Inoltre la violenza e la velocità di quei movimenti creano nuovi valori. […] In teatro la tensione ha dei valori e delle cause analoghe. Si crea attraverso i rapporti tra i personaggi, attraverso le direzioni delle braccia, delle gambe, di tutto il corpo. […] Attraverso l’uso di determinati oggetti…»

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«Lo spazio con la sua dinamica e con la sua molteplicità non esita a irrompere nell’ambito della forma chiusa, a scuoterla con violente torsioni, a togliere il suo aspetto quotidiano…»

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«Costruttivismo. Questa tendenza aveva maggiormente influenzato il teatro e il dramma. Demolì il vecchio e angusto mondo della scena tradizionale, aprì gli orizzonti smisurati della libera immaginazione umana.»

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Anno 2014-2015 presso Accademia di Belle Arti di Brera.